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Valtopina

ANTICA COMUNITA’ DELLA VALLE DEL TOPINO E DELLA VILLA DI BALCIANO

In una ridente valle, percorsa dal fiume Topino, sorge la località di Valtopina, ricca di storia e di suggestioni naturalistiche e culturali.
Il luogo doveva essere abitato anche nel periodo romano poiché sono stati rinvenuti nel territorio resti archeologici dell’epoca. Fu una stazione secondaria. Nel 969 sui colli in direzione del Subasio migrò una popolazione dalla Puglia. Era duca di Spoleto Pandolfo Testadiferro, comandante delle truppe imperiali di Ottone I, che vinse i saraceni e i bizantini che avevano occupato la Puglia.  Nel primo medioevo, a causa delle scorrerie barbariche, gli abitanti si spostarono sulle alture costituendo il nucleo di Poggio, che nel 966, era feudo di Lupo di Vivo, vicario imperiale dei conti Atti di Nocera. Dopo il Mille ritornarono a valle, attratti dai commerci e dall’attività di ospitalità. Il primo nome del paese fu San Cristoforo di Cerqua, ma il nome di Valtopina fu dato non prima del 1890 poiché carte geografiche di quell’anno portano ancora il nome di Cerqua, che era un toponimo che ricordava l’appartenenza del luogo ai signori di Rocca Paida, che oggi si chiama Castelvecchio e a cui erano legati i Castelli di Pasano e di Serra. La chiesa di San Cristoforo fu detta de Cerqua, così come la chiesa di San Pietro de Cerqua poiché erano dipendenze della chiesa castellana dirimpetto a Castelvecchio, ai confini con Spello, che stava sul colle chiamato Cerqua Grossa. I conti di Rocca Paida furono fra i primi Visconti della Valle e della Villa. Si ha notizia di essi fin dal 1297 quando nel processo per il possesso di Rocca Paida fra Assisi e Spello, Andrea di Bartolo di Armenzano testimoniò che fu Visconte per due anni per raccogliere le tasse per conto di Napoleone di Armenzano, i cui discendenti vendettero Rocca Paida a Giliuccio Beccari di Spello nel 1260; il figlio di questi, il conte Egidio la rivendette ad Assisi nel 1289, che già aveva acquistato il 9 agosto 1282 i castelli di Rotondolo e di Serra. In quel periodo, le dipendenze dei Robbacastelli, Gallano, Castel Reale, Agnano, Calestro, Afrile, Santa Cristina, e Stazano erano state cedute al comune di Foligno. Il castello di Rotondolo e di Serra si dettero al comune di Assisi il 9 agosto del 1282 e 104 famiglie giurarono nel palazzo comunale. Altro nome era Comunità della Valle del Topino e Villa di Balciano. (Universitas o Communis Vallis Topini et Villae Balciani, Fulginatis diocesis, nome che assunse sul finire del Medioevo) che rappresentava un territorio composto da terzieri e ville. I cinque castelli erano: Poggio, dove risiedevano il Comune e il Visconte,  Gallano, Santa Cristina, Pasano, Serra, Balciano. Il Castello di Poggio fu concesso nel 1395 da papa Bonifacio IX, con il titolo di conte, a Giacomo di Paolo Boscari che, nel 1401 fu vicario di Andrea Tomacelli, signore di Narni e nel 1423, senatore a Roma. Si ricorda la rivolta dei Boscari contro i governatori di Foligno che fu stroncata da Ugolino Trinci. Il Castello di Gallano fu concesso nel 1155 dall’imperatore Federico Barbarossa a Robbacastelli, figlio di Mainardo, con il titolo di conte, insieme ad a Castel Reale che si trovava vicino a Ponte Centesimo, nel territorio della Valle del Topino e che fu distrutto intorno al 1207 ed al Castello di Lelsa che si trovava in terra di Visso. La dinastia dei Robbacastelli, che era imparentata con la stirpe di Lupo dei conti di Nocera, si estinse a Foligno intorno al 1370. Il Castello di Santa Cristina fu concesso da Ugolino Trinci, nel 1393, alla famiglia Elmi di Foligno, con titolo di conti. Il Castello di Serra era chiamato Castrum et Roccha Serre in Valle Topini; lotte acerrime si accesero fra i signori di Armenzano e il capitolo della cattedrale di Assisi che perdurarono per tutto il secolo finché gli abitanti della Valle del Topino non si sottomisero al comune di Assisi nel 1282. Nel 1350 le tre chiese della zona intorno al Castello di Serra, la chiesa di San Pietro, di San Cristoforo e della Santa Croce dipendevano dal monastero di Gallano che, nello stesso anno, le sottopose all’abbazia di Sassovivo. Il fortilizio di Pasano era stato assegnato alla famiglia Merganti di Foligno, di cui si ricorda Giovan Tommaso di Ludovico di Bartolo de Merganti, eletto vescovo di Nocera nel 1419. Il territorio della Valle e della Villa comprendeva, nel corso del Quattrocento molti villaggi: Balciano era il più importante: il nome pare che derivi da balzo o da un prediale, Abalus, o Bandius; apparteneva alla diocesi di Nocera, il suo territorio comprendeva le chiese di San Feliciano, di San Biagio, di Sant’Angelo, ricordata nel libro delle Rationes decimarum del 1332 e quella di San Savino, martire spoletino, annessa alla Badia, fondata dal conte Pietro di Ottone degli Atti, conte di Morano, nel 1106. Le chiese furono legate per lungo tempo all’abbazia di San Silvestro di Collepino. Fin dal XIV secolo Balciano aveva avuto il privilegio dalla Camera Apostolica di poter ospitare viandanti nelle cosiddette Capannacce, versando uno staio di grano e uno di spelta. Oltre a Balciano, altri villaggi erano Giove, Pontecentesimo, Monestia, Cupacci, Cerqua, Collebucine, Aqui, Capranica, Caparrano, San Silvestro, Calauccia, Frondiglia, Cerreto, Capiecci, Franchillo, Isola, San Silvestro, Burgarelli, Sentino, Castagna, Sasso, Arvello, Fondi, Afrile, Pieve Fanonica, Isola. Durante il vicariato dei Trinci, i Magistrati della Valle del Topino e della Villa di Balcino erano otto massari, in seguito passati a dieci, un sindaco che poteva eleggerne altri tre per cause importanti, un camerario, due balivi, che esercitavano il compito di guardie comunali e banditori. Il Visconte era inviato direttamente dai Trinci e durava in carica sei mesi. Protettori del comune erano S. Cristina e S. Lorenzo.
Dopo il governo dei Trinci, che durò dal 1392 al 1439, la Comunità della Valle del Topino e della Villa di Balciano fu sottoposta al potere della Camera Apostolica con un’interruzione dal 1560 fino al 1610, quando lo stato della Chiesa diede il governatorato a vita ai conti Cesare e Ottaviano Bentivoglio di Gubbio. Dopo cinquanta anni la Comunità della Valle del Topino tornò sotto la Camera Apostolica. In questo periodo nessuno sapeva leggere o scrivere tranne qualche frate di Santo Stefano di Gallano e i parroci delle chiese del territorio. Nel 1611 si trova nelle Riformanze una somma di venti scudi da dare al maestro di scola, per l’alfabetizzazione, ma invano. Furono i Bentivoglio a provvedere alla scorta del sale da Gualdo Tadino. Nel 1568 l’appaltatore della gabella passus si fece diminuire dai Bentivoglio la somma versata per l’appalto a causa della carestia che diminuì gli affari. Nel 1600 gli amministratori del Comune erano sei, si chiamavano Priori, uno era il capo Priore e duravano in carica sei mesi. Facevano eseguire le decisioni prese dal Consiglio generale. Dopo il governatorato dei Bentivoglio che terminò nel 1610, arrivò il Podestà di nomina pontificia. Nel 1620 la popolazione della Comunità era di 947 persone. Nella Valle venivano portati i porci ad inghiandare. (A.S.V. Foligno, busta 2). La peste arrivò nel 1616 e nel 1656, nel territorio di Balciano; podestà era messer Francesco Bacchettoni. La storia del comune è legata allo stato pontificio, che amministrava per mezzo del governatore di Foligno, tuttavia Valtopina fu assoggettata al governo francese negli anni 1798-99 e alla repubblica romana nel 1849, per passare poi al Regno d’Italia nel 1860. Casa comunale di Valtopina fu il castello di Poggio fino al 1867 quando, anche a motivo dell’apertura della stazione ferroviaria a Valtopina(1866), fu trasferita nella valle. Dal 29 luglio 1927 al 27 marzo 1947 Valtopina fu sotto il comune di Foligno, per ritornare ad essere comune autonomo.


TESTIMONIANZE  ARCHEOLOGICHE DI ETA’ ROMANA

Per gli appassionati di archeologia un esaltante percorso è quello che parte dai pressi della stazione ferroviaria di Pieve Canonica: qui si possono ammirare un ponte e una sostruzione di età augustea, in ottimo stato di conservazione; continuando la strada che conduce a Capodacqua, poco dopo il passaggi a livello, una strada vicinale conduce al fiume Topino dove, sulla riva sinistra, si eleva il ponte che lo scavalcava. Di esso restano un pilone con un’imposta a due arcate; dell’altro pilone si notano ruderi che affiorano dall’acqua, in periodi di magra. Il ponte era costruito con grandi massi di pietra calcarea locale. Proseguendo sulla vecchia via Flamina che percorre la cittadina, in località Ponterio, si può ammirare un’altra sostruzione lunga circa 150 metri e che doveva essere alta 8 metri al momento della sua costruzione, riferibile al periodo adrianeo, quando si pose avvio ad opere di consolidamento della via Flaminia. Nelle vicinanze della chiesa di San Pietro di Serra, posta accanto al cimitero, lungo la strada che conduce a Casa Tommaso, fu rinvenuta un’area romana di epoca repubblicana. Scavi abbastanza recenti hanno portato alla luce una villa rustica, di epoca romana, lungo la strada per Santa Cristina, in località Casa Orlando. Un basolato di epoca romana su cui poggia una casa medievale si può ammirare in località Marco Frate.

TIPICITA’ NATURALISTICHE

Gran parte del territorio di Valtopina è ricco di boschi dove è facile incontrare una fauna variegata: cinghiali, daini, caprioli, volpi, lepri; aironi e colombacci costituiscono una presenza stabile dei nostri luoghi. Tartufo bianco e nero e funghi di ottima qualità. Recente e notevole la scoperta fatta da un entomologo che, sulle rive del fiume Topino, ha individuato il Megathous Valtopinensis, un coleottero che si trova soltanto a Valtopina. In campo botanico è presente l’Albanella Valtopinensis, un tipo di pioppo che esiste esclusivamente nei nostri boschi.

TIPICITA’ GASTRONOMICHE

Bigoli: spaghettoni fatti a mano con pasta lievitata di pane. Ottimi conditi con ragù di anatra o ricaji di pollo.

Biscio: rotolo di pasta sfoglia sottile riempito con verdura lessata (bietola, erbe selvatiche), pasta di salsiccia sbriciolata, parmigiano o pecorino, quindi cotto in forno.

Rocciata, rotolo di pasta sfoglia riempito con mele renette tritate, fichi secchi, noci tritate, uva sultanina, prugne secche tagliate a fette, scorza grattata di limone, cannella, semi di anice, pinoli, zucchero, olio di oliva. E’ il dolce tipico delle nostre zone che può avere diverse varietà di ricette.

Insalate crude o cotte di: crugni, caccialepri, crispigni, cicoria selvatica, crescione.

IMPIANTI SPORTIVI

Campo di calcio, di calcetto, di tennis, di bocce, pista di pattinaggio, piscina

PARCO GIOCHI

Presso il Parco dei Pini e il villaggio scolastico 

PARCHI NATURALI

Parco regionale del Subasio, Oasi naturale di Colfiorito

AREA CAMPER

Nella frazione di Ponte Rio, esiste un’attrezzata area camper con un parcheggio di 15 posti.

 

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